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SdBasilicata
Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo Basilicata
8 giugno 2008
Per una nuova Sinistra larga, laica, plurale e partecipata
 

L’esito della tornata elettorale del 13/14 aprile ha delineato un assetto politico, più unico che raro per l’Italia, consistente nel tentativo di affermazione di un (falso)bipartitismo a scapito di un’ampia fascia di popolazione rimasta ormai senza rappresentanza a causa dell’esclusione della sinistra dalle istituzioni. Le cause di questa nuova situazione sono molteplici e riscontrabili non solo nella logica del voto utile e dalle mire maggioritarie dei “principali” partiti presenti nel nostro ordinamento. “La Sinistra L’Arcobaleno”,i

nfatti, oltre a gestire la difficile situazione creatasi a seguito della(disastrosa) esperienza governativa, in cui la stessa non lasciò una grande impronta sull’azione del governo, si è presentata agli elettori, anche se più volte è stato affermato il contrario, come un semplice cartello elettorale la cui fragilità era determinata, in particolar modo, dalla settarietà delle appartenenze. Nonostante ciò si chiese agli elettori di premiare comunque lo sforzo delle quattro componenti che cercarono di attirare l’elettorato utilizzando un linguaggio superato e una forma di partecipazione, di per sé minima, pressoché fallimentare. La conseguenza di tutto ciò ha portato, oltre ad un’affermazione di una destra populista e xenofoba, anche l’assenza di un vera e propria opposizione nelle aule parlamentari, dove il Pd, mira, giorno dopo giorno, più al collaborazionismo(o consociativismo) che al dibattito, e al confronto politico fra idee diverse fra loro(?), con il PdL. La situazione, inoltre, è diventata ancora più drammatica a causa dell’atteggiamento assunto dai dirigenti delle quattro forze di sinistra. Le varie lotte interne, tese a cercare un caprio espiatorio per giustificare la sconfitta, rappresentano proprio ciò che la sinistra non doveva fare per sperare di continuare ad esistere. A ciò va aggiunta l’inversione delle priorità da parte dei vari leader, che puntano più alla ricostruzione di una coalizione di Centro-Sinistra che alla nascita di un soggetto unitario largo,laico e plurale della sinistra. Riteniamo che il popolo della sinistra, la cui voce non è stata molto ascoltata dai vertici negli ultimi anni, insieme alle classi dirigenti,abbia il compito di costruire un soggetto partitico che sia in grado di rappresentare quegli uomini e quelle donne, che pur avendo un’esperienza differente alle spalle, con i partiti, le associazioni e i movimenti, richiedono a gran voce una sinistra unita. Consideriamo necessaria la nascita di una sinistra il cui obiettivo non consista nel rivisitare il passato ma leggere il presente confrontandosi con le varie comunità in modo da comprendere le istanze della popolazione e la loro avversione verso partiti e istituzioni. Crediamo che la questione dei simboli, e dell’appartenenza ad uno dei gruppi europei, sia un falso problema in cui viene affermata la volontà di alcuni di isolarsi con l’idea(effimera)di recuperare il consenso perso. C’è bisogno di una sinistra che si schieri con i lavoratori, con i precari, con gli studenti, con gli immigrati;che sia alternativa alla destra ma anche alle politiche del Pd; che sia ambientalista, guardando alle fonti rinnovabili e contrapponendosi alla politica energetica, portata avanti dall’attuale governo e non contrastata in maniera efficace dall’opposizione, del nucleare; che sia pacifista ripudiando ogni tipo di conflitto nel rispetto dell’art. 11 della Costituzione. Vogliamo una sinistra in cui gli iscritti non siano solamente portatori di voti ma il vero fulcro del percorso politico per l’avvento al nuovo soggetto. Un nuovo soggetto che vuole richiamarsi a ciò che ha reso grande la sinistra (e in particolar modo il PCI in Italia) come l’idealità, la rappresentanza e la cultura di massa. L’obiettivo che ci si deve porre è quello delle elezioni europee del 2009, che riteniamo un ottimo banco di prova per il nuovo soggetto che deve rappresentare il punto di sintesi tra il socialismo europeo e le altre forze della sinistra in Europa. Crediamo, infine,che la determinazione delle politiche debba essere portata avanti, non solo dai gruppi dirigenti, ma da tutti gli iscritti. Il riferimento è, in questo caso, specifico; cari dirigenti l’idea di un nuovo centro-sinistra non è prioritaria per noi iscritti. Una nuova alleanza con il Pd, un partito che ha rinunciato ad una storia, ad un’ideologia chiara e ad un principio di rappresentanza(in favore delle varie correnti presenti al suo interno), non solo porterebbe alla rinuncia dei nostri obiettivi, in favore degli interessi corporativi difesi dai democratici, ma anche la perdita dei consensi e della partecipazione a causa di scelte impopolari portate avanti solo per spirito di coalizione. Non crediamo che questa sia la soluzione riproponibile anche in tutti gli ambiti amministrativi, dove potrebbero nascere delle alleanze sulla base di programmi e sulla questione morale, ma riteniamo che questa sia l’unica in grado di garantirci, tanto a livello nazionale quanto europeo, la possibilità di riacquisire una credibilità, e un consenso, perso nel tempo.

Primi firmatari:

Alessandro Falanga SdBarile

Donato Pietropinto SdAtella

Daniele Gioia SdCastelluccioinferiore

Carmine Fundone SdMelfi

Per aderire al documento mandate una mail all'indirizzo  crocco85@hotmail.it  o gioiadaniele@libero.it



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24 gennaio 2008
Sballo: Anestetico per coscienze

E’ indubbio il fatto che della società consumistica, i giovani rappresentino le truppe d’assalto.

Quelle che in maniera più sensibile, direi quasi automatica, ma soprattutto col minor numero di defezioni rispondono agli attacchi della moda e di tutti quei fenomeni più o meno passeggeri sferrati periodicamente dai territori del consumo.

Così come è un fatto grave ormai che i nostri territori, un tempo variegati e capaci di mille sfumature percettive, sentiti ed interiorizzati di volta in volta attraverso un ampio spettro che andava dal bucolico al contadino a seconda della personale matrice di appartenenza, invece vengano oggi percepiti come un unicum indistinto, cui solo il consumo ed i suoi processi riesce restituirne e a disegnarne una geografia con la quale quotidianamente orientarsi.

Ma di tutte le forme di consumo, voglio trattarne una in modo particolare, che in maniera insidiosa, sfugge a tutte le comuni regole e geografie del mercato,ma la cui mercanzia attraversa un periodo straordinariamente florido.

Ciò a cui mi riferisco è la pratica e la cultura tipicamente consumistica dello “sballo”.

Con particolare  riferimento a quello ottenuto attraverso l’assunzione di alcool e droghe leggere, per la grave portata e pervasività che il fenomeno oggi assume tra i giovani.

Si badi che non si tratta di essere contro le droghe o contro l’alcool, ne di non provare alcun interesse per le lotte antipro o per la liberalizzazione delle droghe leggere, né tanto meno di essere contro la rivendicazione di alcuni diritti.

Non si vuole negare a nessuno quindi, il piacere dell’ebbrezza del vino ne la momentanea estasi delle droghe.

Questa non è una retorica lezione su una non meglio precisata e necessaria disciplina, né una semplice condanna da bacchettoni ai giovani d’oggi, ma solo una manifestazione d’odio nei confronti della cultura dello  sballo e dell’estetica dell’ebbrezza.

Soprattutto quando questa viene intesa come condizion d’essere quasi irrinunciabile e per questo ricercata con sistematica quotidianità.

Sono consapevole che il bere e il fumare sono azioni che di per se non fanno male a nessuno.

Così come sono convinto, che bisognerebbe chiarire una volta per tutte, a onor del vero, che i danni e le conseguenze dirette e indirette, personali e non, legate al bere alcolici, benché legale, siano di gran lunga peggiori di quelli dovuti alla cannabis (non legalizzata).

Ma l’estetica dello sballo, il ricercare quotidianamente un anestetico per addormentare le coscienze, significa alzare bandiera bianca sulla trincea dello scontro con le già difficili sfide della società.

La pletora dei seguaci del dio sballo suscitano la rabbia propria di chi assiste ad una generazione che si annulla.

La rabbia di che vede le proprie libertà mortificate e prevaricate dalle libertà di chi vuole passare un'altra serata anestetizzato.

Quando poi questi luoghi coincidono con quelli dove bisognerebbe lavorare per far crescere la coscienza e nei quali invece si assiste impassibili e impotenti al suo assopimento, allora la rabbia si trasforma in sconforto.

Tanti sono i ragazzi caduti nel tranello della droga dopo gli anni Settanta; troppi per rimanere inerti e "lasciar fare, lasciar passare" in nome di un diritto fittizio e miope.

Il mercato della droga è un business gestito dalla malavita organizzata, padrona ormai del nostro paese; mercato che come una pianta parassitaria, si è diramato nei quartieri a ingrassare la scorza del potere e a rosicchiare -ahimè- linfa vitale alle lotte sociali.

Non ci si può nascondere dietro la coltre di fumo della nostra cannetta, assistere al degrado che lo spaccio provoca, alla frattura che questo scava tra la gente, alla fine che fanno i poveri disgraziati che si accollano il rischio della trasgressione altrui. E' inaccettabile il fatto che ci si mascheri dietro le parole Libertà ed Emancipazione per sostenere una situazione che nei nostri paesini è ormai insostenibile.

Ricercare lo sballo in ogni dove e in ogni momento è un comportamento indotto. Chiudere gli occhi su questo ne è il riflesso.

Bisogna cacciare la droga dai nostri paesi, perchè fonte di apatia e disimpegno sociale e politico, che col tempo si trasforma nell' humus indispensabile all'attecchimento di forme più profonde e gravi di malessere, purtroppo già estremamente diffuse.

Anche e soprattutto perchè la catena dello sfruttamento che inizia sotto al nostro naso in una nuvola di fumo, non si ferma nei nostri paesini , dove non esiste una vera e propria catena dello spaccio, ma arriva fino ai terreni del sud del mondo dove intere economie agricole vengono devastate per soddisfare il bisogno d'anestesia dell'Occidente opulento. Si dovrebbe sfatare una volta per tutte il falso mito, molto in voga tra chi ne fa uso, per cui consumando cannabis si farebbe quasi un piacere ai  paesi produttori.

E' oltremodo vero il contrario, cioè che quei paesi vengono tenuti volontariamente in una condizione di grave instabilità e sottosviluppo, alimentando guerre intestine e fondamentalismi e seguendo la stessa logica che le potenze capitalistiche occidentali portano avanti per i paesi produttori di materie prime e greggio, con un unico obbiettivo non dichiarato: poter continuare ad appropriarsi e gestire proprio quei prodotti a basso prezzo.

La condizione socio-economica afgana e colombiana e i loro campi rappresentano un chiaro monumento allo scempio ottenuto in cambio dell'apparentemente semplice o innocua libertà di fumare.

Chiunque senta la necessità di portare avanti la lotta per l'emancipazione dovrebbe prendere in seria considerazione la necessità, al momento attuale, di portare avanti un discorso di liberazione dei nostri paesi dalla cultura dello sballo.

Assumersi il peso dell'illegalità, senza delegare le conseguenze di questa ad altri, agli spacciatori in primis, simbolo evidente di quel "mondo marginale" che rischia per soddisfare i vizi e vezzi del "mondo perbene".

Condurre, infine, una guerra culturale al dogma dello sballo e assestare duri colpi all'estetica dell'ebbrezza, significa preferire impegnarsi nella liberazione dell'uomo e della donna partendo da presupposti che implicano la responsabilità individuale e le conseguenze delle proprie scelte come "principi non negoziabili".

 

Donato Pietropinto
SdAtella



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24 ottobre 2007
CAMBIARE L’ITALIA…SEGUIRE LA BASILICATA

 

Con i successi partecipativi del referendum  dei  lavoratori del 10 ottobre(più di 5 milioni di lavoratori e pensionati hanno partecipato alla consultazione sugli accordi del 23 luglio), delle primarie del PD (più di 3 milioni sono stati gli elettori )   e della manifestazione del 20 ottobre organizzata da “Il Manifesto” e “Liberazione”(che ha fatto registrare 1 milione di partecipanti),le forze della “SINISTRA” dell’Unione hanno iniziano ad interrogarsi sulle future strategie politiche da intraprendere per avviare il processo che porterà alla cosiddetta “Cosa Rossa”.  Partendo dal presupposto che tutti  gli attuali contenitori partitici(Sd,Prc,Pdci,Verdi) devono mettersi in discussione, i maggiori esponenti delle varie formazioni hanno avanzato le più svariate idee per far andare in porto il progetto: si è passati, infatti, dalle primarie per il programma  alla nascita,al più presto,della Costituente di Sinistra fino all’Alleanza Socialista ,o Alleanza Arcobaleno, per arrivare ad una Federazione sul modello dei Social Forum. Secondo il mio parere il vero modello da seguire e quello della Basilicata. Spiego. Già dalla nascita del  movimento Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo,la “SINISTRA” Lucana si attivò immediatamente per  costruire le prime “Case della SINISTRA” e iniziare un percorso comune da culminare con l’attesa costruzione della “SINISTRA UNITA” a livello nazionale. Ricordo ancora quelle riunioni estive in cui si consigliava di aprire sezioni con gli altri partiti interessati e presentarsi alle popolazioni lucane come “LA SINISTRA” e non come singoli partiti(salvo casi eccezionali). Il lavoro dei “Compagni” lucani ,però,non si è fermato qui. Infatti,in concomitanza con la nascita del nuovo Governo(centrista) Regionale guidato dal Presidente Vito de Filippo e subito sfiduciato dalla Cdl,Sinistra Democratica, Rifondazione Comunista e Verdi decisero di abbandonare l’aula,dopo aver rigettato la mozione di sfiducia del Centro-Destra,data l’impossibilità di concedere una fiducia in bianco a causa delle decisioni prese sulla composizione del nuovo esecutivo in quanto la scelta di alcuni assessori andava contro il programma presentato dall’Unione nel 2004(vedi riforma ASL). A partire dal 23 Luglio,data della firma del protocollo sul welfare tra governo e sindacati, la “SINISTRA” di Basilicata,avvertendo il disagio, e la disaffezione, della popolazione lucana verso le scelte impopolari,e controtendenza rispetto al programma presentato prima delle elezioni 2006,del governo di centro-sinistra,inizia a mobilitarsi per dare sostegno alla “classe” dei lavoratori e dei precari. Dopo vari interventi a favore di queste categorie, il primo intervento sul campo c’è stato il 16 di Ottobre,dove, affiancati dalla FIOM, le 4 forze esprimevano , davanti ai cancelli dello stabilimento della Fiat Sata di S.Nicola di Melfi(dove il no al referendum del 10 ottobre ha ottenutol’83%), la volontà,e la necessità,di essere, tutti, presenti alla manifestazione del 20 ottobre a Roma. L’adesione, unica in Italia, di Sd, Verdi, Pdci e Prc alla grande manifestazione del 20 ottobre ,rappresenta l’apice dell’azione della “SINISTRA LUCANA”, che è andata al di là delle imposizioni e degli schemi nazionali. Proprio per  tutto questo propongo,ai dirigenti nazionali, di seguire il modello lucano ;l’unione e la pluralità di iniziative non si basa su schemi prefissati e lungamente discussi, ma su rapidità d’azione,unione e soprattutto capacità di coinvolgere,ed ascoltare,tutte quelle categorie ,lavoratori precari,  disoccupati,giovani e non solo,che sono state sempre più marginalizzate in questi anni e che chiedono solamente una società plurale, basata sui diritti e sull’uguaglianza. L’esempio Lucano è la dimostrazione che una “SINISTRA” larga,laica,plurale,di governo e di piazza, che si rivolga ai giovani,ai lavoratori precari, che sia più vicino alla gente e alle problematiche poste dalla popolazione può esistere e può avere un seguito; quindi proporrei ai compagni di unire allo slogan “Cambiare l’Italia ,unire la Sinistra” anche “Cambiare l’Italia, seguire la Basilicata”

 

 

Alessandro Falanga
Coordinatore SdBarile




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2 ottobre 2007
Sinistra Democratica chiede lo scioglimento del Consiglio regionale della Calabria

'Chiediamo le dimissioni della Giunta regionale della Calabria e lo scioglimento del Consiglio. Si deve tornare al voto. Solo cosi' si puo' attuare un cambiamento profondo'. Ad affermarlo e' stato il presidente della commissione Giustizia del Senato e capogruppo di Sinistra Democratica, Cesare , oggi a Cosenza, nel corso di un convegno sul tema 'Il futuro del Mezzogiorno, il futuro dell'Italia. Legalita', sviluppo, buona politica' promosso da Sinistra Democratica.
'In una Calabria - ha detto Salvi - dove sono sotto processo presidente e vicepresidente della Regione e dove ci sono 22 consiglieri regionali indagati, cosa aspettano i partiti e cosa aspetta il Pd a reagire? Devono farsi da parte, se ne devono andare, e ribadisco quanto ho scritto giorni fa sulle colonne di Liberazione a tale proposito. Cioe': cosa ci fanno ancora queste persone nelle giunte del sud?'. (ANSA).




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2 ottobre 2007
LOIERO ELUDE I PROBLEMI POLITICI
Loiero, come gli capita oramai sempre più spesso, elude i problemi politici che deve affrontare. La delusione, in Calabria ed in Italia, verso la sua presidenza e l'azione della Giunta è enorme e ormai crescente. Egli ha sistematicamente ignorato i segnali di malessere sempre più grandi e diffusi tra coloro che pure lo avevano sostenuto lealmente. Invece che governare la Calabria, ha occupato, e continua ad occupare il suo tempo nella costruzione di un partito personale, che ora diventerà la sua corrente personale nel Partito Democratico, il PDM il cui programma fondamentale è l'occupazione di tutti gli incarichi e i posti pubblici disponibili. È talmente distratto che gli è sfuggito un dato ufficiale che sugli indagati in Consiglio Regionale esiste da tempo; lo ha fornito il procuratore antimafia Grasso in un'audizione alla Commissione parlamentare: gli indagati sono 22 e quattro di essi lo sono per reati di mafia. Circa il 50% del Consiglio. Ed il primo condannato in realtà è stato dichiarato decaduto da Prodi.
A Cosenza, sabato scorso, è successo un fatto politico: Sinistra Democratica ha lanciato un allarme e avanzato una proposta all'intera sinistra a partire dall'amara constatazione, dopo due anni e mezzo, che l'attuale legislatura regionale non ha compiuto alcun significativo atto di discontinuità rispetto al passato e al centrodestra. E le centinaia e centinaia di persone presenti hanno accolto con grande entusiasmo quella proposta.
Loiero, invece che buttarla in caciara, farebbe bene a prenderne atto e a farci i conti.(Da www.sinistra-democratica.it)



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24 luglio 2007
Su Welfare e precariato sinistra dell'Unione all'attacco
Sul Welfare - vale a dire il protocollo sullo Stato sociale varato lunedì a Palazzo Chigi da governo e parti sociali - il conflitto è aperto. L'ala sinistra dell'Unione, da Sd a Rifondazione, annuncia battaglia contro il documento redatto dal governo, che potrebbe creare un nuovo "conflitto" nella maggioranza. E il presidente del Senato Franco Marini, già ha preannunciato che, a Palazzo Madama, «sarà dura». «Non c'è dubbio che sulle pensioni il dibattito sarà forte, ma occorre trovare una via per evitare la rottura».

In realtà, è sulla proposta avanzata dal ministro del Lavoro Cesare Damiano sul Welfare che si appuntano le critiche della sinistra dell'Unione. «L'accordo sulle pensioni è ok, no su lavoro e competitività», è la posizione della Sinistra democratica, che con il ministro dell'Università Fabio Mussi si dice pronta ad avanzare «soluzioni diverse più coerenti con il programma dell'Unione».

In particolare, il protocollo del governo "Equità e crescita Sostenibile", dice Fabio Mussi, «contiene tre parti: previdenza, competitività e mercato del lavoro. Avendo espresso in Consiglio dei Ministri consenso sulla previdenza, l'unica parte lì messa in discussione, devo a mezzo stampa esprimere il mio dissenso e quello di Sinistra Democratica sulle altre due».

Le maggiori critiche vengono, però, da Rifondazione e da Verdi-Pdci. «Bocciamo la proposta, con Damiano è scontro», afferma il segretario del Prc Franco Giordano, che aggiunge: si tratterebbe di misure che non erano previste dal «programma dell'Unione». Per questo, «non siamo stati coinvolti», scandisce Giordano, «e dunque non ci sentiamo legati».

«Con il protocollo sullo Stato sociale - afferma il capogruppo dei Verdi-Pdci alla Camera, Manuela Palermi - siamo capolinea». «È incredibile... l'accordo sul Welfare è, addirittura, peggiorativo», commenta il coordinatore del Pdci Marco Rizzo. E Alfonso Pecoraro Scanio, leader dei Verdi e ministro dell'Ambiente, aggiunge: «L'accordo sa di muffa».



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13 luglio 2007
Nuovo assalto neofascista a un centro sociale romano
Scontri nella notte in Piazza Tommaso De Cristoforis a Casal Bertone. Secondo quanto si e' appreso un gruppo di estrema destra ha fatto irruzione in un edificio occupato da giovani dei centri sociali, mentre al suo interno si svolgeva un'assemblea sulla casa.

I giovani di estrema destra, secondo quanto raccontato dagli occupanti di una scuola di piazza dei Cristoforis sarebbero i responsabili di «un assalto con tanto di spranghe sullo stile di quanto avvenuto a Villa Ada due settimane fa». Gli occupanti della scuola di Casal Bertone, hanno raccontato alla polizia di essere stati aggrediti all'improvviso e senza nessun motivo da un gruppo di «fascisti», che poco prima stavano effettuando "attacchinaggio" nella zona. Ne sarebbe nato prima uno scontro tra le due opposte fazione e poi la vera e propria aggressione con un bilancio di tre persone medicate al pronto soccorso del vicino ospedale.

Ma i cinque ragazzi fermati in nottata dalla polizia appartengono ad un centro sociale che avrebbe poi, con tutta probabilità, pensato di reagire al blitz forzando la saracinesca del centro di estrema destra "Circolo futurista", danneggiandolo all'interno. La Digos sta cercando comunque di chiarire la dinamica di quanto avvenuto sia all'interno della scuola occupata sia dopo. Quanto avvenuto questa notte segue di appena due settimane l'aggressione avvenuta a Villa Ada al termine del concerto della Banda Bassotti.

«Dopo Villa Ada, un altro violento assalto: il ministro dell'Interno intervenga immediatamente - scrive il capogruppo del Pdci alla Camera dei deputati Pino Sgobio in una interrogazione al ministro dell'Interno Giuliano Amato - a distanza di meno di due settimane da Villa Ada, un nuovo violento raid fascista è avvenuto nella notte nella città di Roma».(Da www.unita.it)




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27 giugno 2007
Legge sulla droga,si pensa alla riforma

Politica      Accolta la richiesta dei capogruppo della sinistra nelle commissioni Affari sociali e Giustizia a Montecitorio, dopo la pausa estiva si inizierà a discutera il disegno di legge Boato che punta a superare la Fini - Giovanardi. Il ministro Ferrero pensa a un piano d'azione coordinato con le regioni

 

La riforma della legge sulla droga targata Fini-Giovanardi sarà discussa dopo la pausa estiva. E' la risposta, positiva, alla richiesta avanzata dai capigruppo di Rosa nel Pugno, Italia dei Valori, Nuovo Psi, Verdi, Rifondazione comunista, Pdci e Sinistra democratica che siedono nelle commissioni Affari sociali e Giustizia di Montecitorio. "E' possibile celebrare il 26 giugno, Giornata mondiale contro la droga, con spirito costruttivo e impegno politico per modificare l'attuale legge sugli stupefacenti", dicevano i deputati in un comunicato. In tal senso i firmatari sollecitavano "la Camera dei deputati, attraverso le commissioni competenti Affari sociali e Giustizia, ad aprire al più presto un confronto tra le diverse proposte di legge già depositate che saranno integrate dal disegno di legge del governo, quando formalmente depositato in Parlamento". Tra le più complete, sottolineava la deputata della Rnp Donatella Poretti, "c'è la legge Boato". La Poretti ha parlato a margine di una conferenza sulla droga alla Camera: "Da Ferrero arrivano nuovi annunci, ora, però, speriamo che il ddl di riforma della Fini-Giovanardi vada davvero in porto, nonostante ci siano forze politiche nella maggioranza che non sono d'accordo".  Intanto, oggi "le commissioni Affari sociali e Giustizia si occuperanno della calendarizzazione delle proposte di legge già presentate per la riforma della legge".

La richiesta è stata accolta. "Gli Uffici di Presidenza delle Commissioni Giustizia e Affari Sociali della Camera dei Deputati hanno deciso che immediatamente dopo la pausa estiva inizierà l'esame della proposta di legge a prima firma Boato che prevede il superamento della legge Fini-Giovanardi sulle droghe. Sulla stessa linea è l'annuncio del Ministro Ferrero (che pensa a un percorso di intervento coordinato con le regioni, attualmente uniche responsabili dei servizi per la dipendenza, ndr) di un suo disegno di legge prossimamente all'esame del Consiglio dei Ministri". Ha annunciato poco dopo Carlo Leoni, vicepresidente della Camera ed esponente di Sinistra democratica, convinto che "sono due buone notizie perché, anche se dopo un anno dalla vittoria del centrosinistra, si cominciano a muovere i primi passi per realizzare l'obiettivo, contenuto nel programma dell'Unione, di "Educare, prevenire, curare. Non incarcerare".

Levata di scudi dall'opposizione. Particolarmente dure Forza Italia e An che, con Maurizio Gasparri, hanno bocciato l'eventuale superamento della Fini - Giovanardi: "Contro la droga serve severità, prevenzione e capacità di recupero. Non certo una legge basata sulla tolleranza e sull'arrendevolezza. Proprio nella giornata mondiale della lotta alla droga ribadiamo la difesa della legge Fini-Giovanardi come una priorità assoluta, insieme al potenziamento delle attività di recupero realizzate da comunità laiche e religiose. E' scandaloso - ha aggiunto Gasparri - che il governo non abbia più finanziato le campagne di informazione e lanci solo messaggi fuorvianti. Le sconfitte subite dalla Turco sul raddoppio delle quantità di cannabis davanti al Tar non hanno ancora indotto il governo a cambiare strada. Ferrero assaggerà in Parlamento il sapore delle sconfitte semmai avesse veramente l'intenzione di presentare una legge dissennata".(da www.aprileonline.info)

 




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18 giugno 2007
INTERVENTO ALL'ASSEMBLEA DI NASCITA DI SINISTRA EUROPEA DI TITTI DI SALVO, CAPO GRUPPO DI SINISTRA DEMOCRATICA LLA CAMERA

"Sinistra democratica nasce  per contribuire con altri a unire la sinistra: un obiettivo difficile in sè  e per l'ambizione attraverso di esso di cambiare l'italia per renderla più libera, più giusta, più ospitale.

Bisogna farlo presto, perchè l'Italia frantumata ne ha bisogno. Bisogna farlo pensando che la somma delle formazioni politiche che a sinistra oggi esistononon risolve, e bisogna farlo parlando alla sinistra diffusa:alle persone che si sono allontanate dalla politica, che  nella politica non hanno più investito tempo e intelligenza, nemmeno per votare.Dando rappresentanza e voce a chi non ne ha, donne e uomini,  e in questo modo rinnovando la politica e rafforzando la democrazia.

Bisogna farlo senza ignorare le differenze, nel solco a nostro avviso del socialismo europeo, di cui non nascondiamo limiti e segni di difficoltà, ma che ci  appare oggi l'unica cultura politica capace di aprirsi ad altre culture: al femminismo al pacifismo, all'ambientalismo per questo capace di rinnovarsi, interpretare e rispondere ai bisogni di una società globale in movimento.

Per questa ragione sostengo che chi parla di "cosa rossa "intende sminuire  l'ampiezza di un progetto e la sua ambizione, esorcizzandone la capacità di attrazione.

La nascita del partito democratico per le sue scelte annunciate, quell'oltre  il socialismo europeo, l'equidistanza nella rappresenza tra imprese e lavoro, la  rinuncia ad una visione laica della politica con tutte le conseguenze di caduta di autonomia anche dalle gerarchie ecclesiatstiche, lascia a sinistra un vuoto evidente e molto ampio: vale la pena di riempire quel vuoto, un passo alla volta e partendo dalle cose concrete, quelle che riguardano la vita delle persone, le scelte di valore.

Così abbiamo fatto insieme allo Sdi, al Pdci, ai verdi e a Rc comunicando che avremo disertato la conferenza sulla famiglia di Firenze per la discriminazione che aveva alle spalle; cosi ancora insieme ma senza lo Sdi per chiedere al Governo  giustizia sociale nella destinazione dell'extragettito fiscale e poi  ancora Sinistra Democratica ha scelto una propria posizione diversa dalle altre rispetto alla visita di Bush in Italia: un passo alla volta senza nascondere le differenze, ma contemporaneamente guardando avanti verso l'unità della sinistra necessaria per cambiare l'Italia".(Da www.sinistra-democratica.it)




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15 giugno 2007
Gay Pride, Rai e Mediaset facciano la diretta

È lecito chiedere la par condicio gay pride- family day per quanto mostrato dai media nazionali?

Il family day aveva come obbiettivo quello di seppellire la legislazione che garantisce diritti agli omosessuali ed è tanto ovvio, quanto scontato, che per il Pride di sabato Rai, Mediaset e gli altri canali e mezzi pubblici, garantiscano medesima copertura.

Da questo punto di vista ha ragione l’associazione Articolo 21 quando chiede adeguata copertura all’evento.

Vale la pena ricordare che c’è una disparità evidente, per quanto riguarda i diritti degli omosessuali nell’informazione, tra lo spazio offerto all’omofobia clericale e la possibilità per la comunità lgbt di replicare e di esporre le proprie ragioni.

Il gay pride, che si svolgerà sabato prossimo, assume una forte valenza politica perché cade ad un mese dal family day e rappresenterà la più grande manifestazione per la laicità nel nostro Paese nel 2007.

Per questo le polemiche sul patrocinio sono pretestuose e strumentali e dimostrano, ancora una volta, che, soprattutto da parte della destra italiana, la peggiore d’Europa,  ci si rifiuta di confrontarsi con la modernità e con battaglie di libertà reali.

In questa circostanza, infine, rivogliamo un appello a giornalisti, fotografi e cineoperatori, perché si dia l’immagine realistica, in tutte le sue sfaccettatura, del gay pride e dei suoi manifestanti e non la solita immagine stereotipata  che poi consente all’integralismo nostrano di parlare di carnevalata o peggio.(Da www.sinistra-democratica.it)

 




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